THE BIG SWING
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July 1944
L’ultima missione del “The Big Swing”: una stele per non dimenticare
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È stata inaugurata nell’autunno del 2025 una stele commemorativa dedicata all’ottantesimo anniversario di un episodio risalente alla primavera del 1945, avvenuto sul versante opposto della valle. L’iniziativa, di natura privata, nasce con l’obiettivo di preservare la memoria di un fatto storico legato alla Seconda guerra mondiale.
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Il punto esatto in cui l’aereo precipitò si trova circa seicento metri più a sud del luogo in cui è stato eretto il monumento, in un’area oggi difficilmente accessibile. Per questo motivo, la stele è stata collocata in una posizione più fruibile, su un terreno gentilmente concesso dal Consorzio Strada Forestale Arbedo.
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L’opera è caratterizzata da una sagoma intagliata che raffigura l’aereo protagonista dell’episodio: il profilo indica l’area approssimativa dell’ex campo di detriti, originato dall’esplosione e dalla conformazione del terreno, che all’epoca si estendeva su centinaia di metri quadrati.
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Nonostante la violenza dell’impatto, l’intero equipaggio riuscì a mettersi in salvo grazie al lancio con il paracadute.
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Quella riportata sulla stele è solo una sintesi dell’evento. Una ricostruzione più completa e dettagliata sarà presto disponibile su un sito web dedicato.​
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La rotta del bombardiere “The Big Swing”: 7 febbraio 1945
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Solenzara, Corsica – mercoledì 7 febbraio 1945. Mancano meno di tre mesi alla fine della guerra in Europa quando, nelle prime ore del mattino, un bombardiere medio bimotore North American B-25J-1-NC Mitchell decolla per quella che sarà la sua ultima missione. Si tratta del velivolo con numero di serie 43-4067, soprannominato The Big Swing e identificato dal numero tattico “76”: un veterano dell’aria, costruito nel 1944 e già impiegato in circa sessanta operazioni di combattimento. Il bombardiere appartiene al 448th Bomb Squadron, 321st Bomb Group, inserito nel 57th Bomb Wing della 12th Air Force dell’USAAF.
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A bordo, sei membri dell’equipaggio, tutti giovanissimi, con età comprese tra i 21 e i 34 anni. Il loro obiettivo, quel 7 febbraio, è il viadotto ferroviario di Lavìs, in Trentino. L’attacco rientra nell’ambito dell’operazione Strangle, un’estesa campagna di interdizione ideata per tagliare le linee di rifornimento tedesche e minare definitivamente la resistenza lungo la Linea Gotica. La missione è colpire le infrastrutture logistiche che alimentano il fronte attraverso il Passo del Brennero.

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Verso l’obiettivo
La rotta, di circa quattro ore, è pianificata con precisione per evitare le principali postazioni di contraerea. I diciotto bombardieri decollano in sequenza e si ricongiungono sopra Aiaccio. Favoriti dal bel tempo e da una relativa leggerezza delle difese nemiche, proseguono compatti sopra Genova, Modena, Mantova e Bolzano. Poco dopo mezzogiorno iniziano l’avvicinamento all’obiettivo: il viadotto “Ai Vodi”.
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È questo il momento più delicato. Per garantire la massima precisione nel bombardamento, gli aerei devono mantenere rotta, quota e velocità costanti, una disciplina di volo che espone la formazione al fuoco antiaereo. I cannoni nemici possono così calibrare con maggiore efficacia il tiro.
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Le missioni vengono pianificate abitualmente intorno a mezzogiorno, specialmente nei mesi invernali, quando il sole alto riduce al minimo le ombre sul terreno e migliora la visibilità di bersagli spesso celati nel fondo valle. Una scelta tattica che privilegia l’accuratezza, ma che comporta il sacrificio dell’effetto sorpresa.​
Colpito dopo il bombardamento: la svolta drammatica della missione
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Al segnale dell’aereo capofila, l’intera formazione sgancia il carico di bombe e vira compatta per iniziare il lungo viaggio di ritorno. Ma proprio in quell’istante, un colpo di contraerea da 88 mm colpisce in pieno l’ala sinistra del “76”. Il proiettile sfiora il longherone principale - il cuore strutturale dell’ala - ma danneggia gravemente l’alettone. Nell’esplosione le schegge investono il puntatore seduto nel muso vetrato dell’aereo, ferendolo in modo serio a un braccio.
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Il “76” si stacca dalla formazione, perde rapidamente quota e scompare alla vista degli altri bombardieri. Rientrare a Solenzara, sorvolando la Pianura Padana, disseminata di batterie antiaeree e basi nemiche, per poi attraversare il Mar Ligure, non è più un’opzione.
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L’unica via di fuga possibile sembra ora dirigersi a nord-ovest, verso la neutrale Svizzera. Ma il velivolo continua a scendere e, davanti all’equipaggio, si innalzano le pareti imponenti delle Alpi.
Nel disperato tentativo di alleggerire l’aereo, i membri dell’equipaggio iniziano a gettare tutto ciò che non è essenziale, comprese le pesanti mitragliatrici flessibili. Intanto, il mitragliere della torretta si occupa del compagno ferito, cercando di prestargli soccorso, mentre il “76” lotta per rimanere in volo.​


Ultimi istanti in volo
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Nella zona del Monte Brè, a nord-est di Lugano, alcuni testimoni a terra avvistano il “76”: l’aereo vola basso, diretto verso nord. Davanti ai piloti si apre la vasta pianura di Magadino, ma a bordo la situazione è ormai critica. I danni riportati sono troppo gravi, il carburante agli sgoccioli. L’equipaggio si trova davanti a una decisione estrema: tentare un atterraggio d’emergenza oppure abbandonare il velivolo.
Non è chiaro se abbiano già varcato il confine svizzero, ma la scelta si impone: bisogna lanciarsi.
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Il puntatore, gravemente ferito a un braccio, e il mitragliere della torretta sono i primi a uscire, seguiti da pilota e copilota. Più indietro, l’operatore radio e il mitragliere di coda non ricevono l’ordine: si accorgono solo per caso dei paracadute aperti dei compagni. Quando cercano di seguirli, scoprono che il portello posteriore è bloccato. Solo con uno sforzo congiunto riescono a forzarlo e a lanciarsi fuori, proprio all’ultimo istante.
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Pochi secondi dopo, alle 13:10 - come riportato nel verbale ufficiale - The Big Swing si schianta contro la Frana di Arbino.
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Tutti e sei i membri dell’equipaggio riescono ad atterrare con il paracadute. Il puntatore tocca terra con il braccio gravemente ferito; l’operatore radio riporta una caviglia slogata, causata dall’impatto con il terreno irregolare.
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Cattura e rimpatrio
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La scena non passa inosservata: numerosi testimoni assistono al lancio degli aviatori e seguono con attenzione ciò che accade dopo. Cinque dei sei membri dell’equipaggio vengono individuati nel giro di poche ore e accompagnati alle Pretoriali di Bellinzona, dove hanno luogo i primi interrogatori.
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Il puntatore, ferito gravemente, e l’operatore radio - rintracciato soltanto il giorno successivo sulla Frana di Arbino grazie all’intervento della popolazione locale - vengono subito ricoverati in ospedale per ricevere le cure necessarie.
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Nei giorni successivi, l’intero equipaggio viene internato secondo le procedure previste, e poche settimane più tardi inizia il percorso verso casa: attraverso la Corsica e Napoli, i sei aviatori rientrano negli Stati Uniti.
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Per loro, la guerra finisce così.



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The Big Swing
07.02.1945
North American B-25J-1-NC Mitchell
Ser.No. 43-4067, “76”
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448th BS, 321st BG, 57th BW, 12th AF
USAAF
Frana d’Arbino, Arbedo (CH)
46°12’04”N/09°04’44”E
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Stele, Tornant di Nanitt, Arbedo
46°12’23”N/09°04’50”E
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Solenzara air base, Korsika (FR)
41°55’28”N/09°24’10”E
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Ai Vodi viaduct, Lavis (IT)
46°07’35”N/11°04’59”E
Absturzbericht Bundesarchiv Bern
E 27 / 14753
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MACR (Missing Air Crew Report)
#12135
Pilot: Woodrow W. Sheffield, 2nd Lt
0-715400
29.01.1920 - 1964
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Copilot: William A. Sanders, 2nd Lt
0-2061523
02.11.1923 - ?
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Bombardier: Louis E. Reves, S/Sgt
34731457
23.09.1910 - 1994
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Engineer: Maxwell J. Lasskow, Sgt
32821325
24.11.1924 - 13.11.2015
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Radio: Evo J. Petruzzi, Cpl
33701988
1917 - ?
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Gunner: Joseph C. Brentar, Sgt
35058055
15.12.1923 - 24.06.2013
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CH/BMU 20250917
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